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domenica 27 gennaio 2013

I terremotati rovinano la gita elettorale di Monti


Oggi il Presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, è stato in visita prima, in occasione della Giornata della memoria, al campo di Fossoli, poi si è spostato a Concordia e infine a Mirandola. Non è venuto per esprimere nessuna vicinanza delle Istituzioni ai terremotati, ma, come dimostra lo show di Mirandola,  solo ad avviare la campagna elettorale: perso l'appeal del “tecnico infallibile” anche lui ora è costretto a scendere nell'arena elettorale. Il benvenuto per il premier del Governo simbolo della macelleria sociale, del Governo che voleva dare i terremotati in pasto alle assicurazioni private, del Governo che non ha concesso la no tax area ed è arrivato a pretendere l'Imu anche su case distrutte, non poteva essere diverso. Dal lancio di uova a Concordia, fino alle contestazioni a Mirandola, la gita elettorale di Monti è stata trasformata, e così doveva essere, in un lungo incubo. Nessun bagno di folla, nessuna stretta di mano, ma solo scorte, ingressi laterali e tutte le vie possibili per evitare il contatto con la gente, comportamento tipico di chi, inviso a molti, ha bisogno di situazioni  totalmente controllate per parlare del suo operato.
Durante il presidio di fronte al palazzetto dello sport  di Mirandola,dove tutto era allestito per il lancio di “Scelta civica”, abbiamo distribuito un volantino pretendendo da Mario Monti premier delle scuse per la totale insensibilità con cui ha gestito la “questione terremoto” (ma si sa, lui è un esperto di numeri, mica di umanità!). A Mario Monti candidato, che già sapevamo si sarebbe speso in sperticate difese del suo operato e promesse da capogiro, abbiamo chiesto di avere quel minimo di rispetto dovuto a chi è stato vittima di una tragedia: e invece ci ha subissato di spot elettorali e promesse che suonano del tutto false -pronunciate proprio da lui che ha avuto tutto il tempo e tutte le opportunità per intervenire davvero a favore dei terremotati e non l'ha fatto- nonché di costanti esaltazioni sull' “Italia che ce la fa da sè” (revival esteso de “l'Emilia ce la fa da sè”), smentite dalla dura realtà di crisi economica con cui conviviamo ogni giorno.
I terremotati emiliani sono ormai un appetibile boccone per ogni candidato, utili da sbandierare e strumentalizzare: come ha tentato di fare oggi uno sparuto gruppo di militanti del Pdl, che ha provato a inserirsi , bandiere alla mano, nel nostro presidio nel più vile e antico tentativo di strumentalizzarci.
Il Comitato è sicuramente trasversale ed aperto a tutti, ma nessuno di noi ha intenzione di tollerare che qualche lista tenti di appropriarsi della nostra lotta, che ha come punto fermo l'autorganizzazione e il protagonismo diretto dei terremotati.
Il Comitato SISMA.12 non è e non sarà funzionale a nessun partito politico, ma solo alle esigenze dei terremotati per garantire i diritti di una ricostruzione trasparente e partecipata dal basso. Come deciso nell'assemblea del 26 Gennaio a Medolla, se non avremo, a breve, una risposta concreta con la modifica dell'impianto delle ordinanze secondo le nuove indicazioni del contributo totale alla ricostruzione, ricorderemo ad Errani e agli altri, con una manifestazione a Bologna poco prima delle elezioni, che il tempo delle chiacchere è finito. 

Non vogliamo più subire le vostre ordinanze, vogliamo riappropriarci delle nostre case 
100% legge subito 

Qui il link del report dell'assemblea di Sisma.12 a medolla, 26 gennaio

Video:
Monti  contestato a Concordia




scintille tra terremotati sisma.12 e gruppo Pdl a Mirandola, durante il presidio contro Monti:


dentro il palazzetto dello sport di Mirandola, contestato Monti anche durante il comizio elettorale



COMUNICATO STAMPA: sul 100%

Apprendiamo con soddisfazione, e sorpresa, la notizia del voto in Senato che porta al 100% il rimborso dei costi di ricostruzione per le prime case danneggiate dal sisma.
Soddisfazione perchè vediamo confermato che non siamo fuori dalla realtà, come qualcuno ha sostenuto nei mesi passati quando rivendicavamo il 100% come primo passo verso una ricostruzione efficace. Sorpresa in quanto quelli che, in questi mesi, hanno teorizzato l’80% come traguardo massimo ottenibile, ora affermino che per ricostruire serve il 100%, contraddicendo tutti i proclami fatti che parlavano di una ricostruzione veloce, di una macchina operativa perfetta e di risorse certe e sufficienti.
Certo il primo pensiero è che siamo in campagna elettorale, momento in cui, a caccia di voti, si fanno promesse di ogni tipo.
Per cui riteniamo che questo iter parlamentare debba essere concretizzato al più presto (con anche il passaggio alla Camera prima del termine della legislatura) in modo da dissipare tutti i dubbi derivanti da mesi di promesse non mantenute e dichiarazioni d’intenti cadute nel vuoto.
Il voto del Senato rappresenta comunque una svolta concettuale importante; rimane irrisolto il problema della insufficienza dei fondi a disposizione e, a questo punto, la incongruenza con molte delle ordinanze regionali, impostate sul sistema del rimborso all'80% .Quindi la battaglia non è ancora finita, dobbiamo ancora fare un ultimo sforzo per concretizzare le richieste fatte in questi mesi (quando eravamo gli unici a parlare di 100%) e far sì che la ricostruzione possa effettivamente partire.


DOMANI ALLE 16.30 AL PALAZZETTO IN OCCASIONE DELLA VISITA DI MONTI A MIRANDOLA E POI IL 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE IN REGIONE



Comitato SISMA.12 - Ricostruire la Bassa dal basso

domenica 6 gennaio 2013

Dopo il corteo del 24 Novembre, finalmente anche i sindaci ricordano ad Errani che non va tutto bene!


Il fronte Errani perde pezzi. Sono lontani i tempi in cui Errani affermava, riscuotendo un discreto successo, che l'aver ottenuto una contribuzione FINO all'80% per la ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto, era una grande vittoria.
Il fronte perde pezzi forse perchè i Sindaci, più a contatto coi cittadini che con le segreterie regionali e nazionali di Pd e Pdl e poco interessati a difendere senza se e senza ma l'operato del governo Monti, si sono resi conto che i Comuni sono impossibilitati a fare fronte sia all'emergenza di dare un tetto nel breve periodo a chi non ha più una casa, ma soprattutto a ricostruire, strangolati dal patto di stabilità e dai tagli e di fronte alla necessità di fare fronte alle numerosissime famiglie che quel 20% di differenza non possono assolutamente permetterselo. 
La pomposa e trionfante propaganda di Errani si sta dimostrando sempre di più, anche grazie ad opera di Sindaci e cittadini che hanno deciso di squarciare il velo di falsità, faziosità e mistificazione , una gigantesca costruzione mediatica.
Il sindaco di Finale Emilia concludeva così, poco tempo fa, un potentissimo comunicato stampa:
La svolta deve essere epocale o noi non saremo più in grado di tenere, non potremo più essere rappresentanti di un Stato che non si accorge di queste cose, di uno Stato che costringe noi sindaci a dover scendere in piazza e minacciare di togliersi quella fascia tricolore che tanto amiamo e che rappresenta la nostra comunità. Una comunità che ha solo bisogno di risposte semplici, precise e spesso logiche. Non di regali ne di elemosina” dopo aver affermato che il Comune di Finale, chiede, anzi URLA al Governo di ridurre il livello delle tasse dopo aver preso atto della difficoltà dei Comuni di erogare servizi. 
Poco dopo gli ha fatto eco il sindaco di Bondeno e poi il sindaco di Novi con uscite pubbliche e interviste tutte dello stesso tono.
I Sindaci hanno sicuramente esitato, ma non hanno potuto e non potranno ignorare le 1200 persone scese in piazza in 24 Novembre a Mirandola per chiedere il 100% per la ricostruzione e un processo decisionale trasparente e veramente partecipativo,né tantomeno il crescente livello di malcontento che si sta diffondendo. Forse tutto questo poteva essere evitato, a noi e ora ai Sindaci, se si fosse deciso fin da subito di collaborare direttamente coi cittadini, di ascoltarli, di ragionare e avviare insieme un piano di ricostruzione declinato in base alle reali esigenze della popolazione e non a quelle delle banche o di qualche speculatore e neppure in base al “buon senso” di qualche burocrate che non ha idea di quali siano i problemi reali.
Il “noi l'avevamo detto” fin dall'inizio è antipatico sicuramente, ma qui ci sta tutto, anche se non ci interessa prenderci il merito di nulla, ma che si avvii semplicemente un serio, trasparente, partecipato processo di ricostruzione che garantisca A TUTTI, come dice la nostra Costituzione, un tetto sulla testa. Ci piace pensare che i nostri primi cittadini siano in buona fede e non che stiano semplicemente avviando la campagna elettorale e ci piace immaginarci un fronte compatto di cittadini e sindaci che va a battere alla porta di Errani e del Parlamento per ricordare loro che, in teoria, devono rappresentare noi e i nostri problemi e non le banche e gli speculatori. Noi ci stiamo già muovendo da tempo, ora i Sindaci, dai comunicati, passino ai fatti. La regione ha preso un chiaro impegno con noi: ricordiamo loro, compatti e determinati, che nemmeno un terremotato deve rimanere senza casa. 

venerdì 14 dicembre 2012

Pretendiamo un processo decisionale trasparente e partecipato!!


I "nostri rappresentanti" per caso hanno deciso di escludere i terremotati dai loro piani di ricostruzione?.
Eh già, per progettare il nostro futuro bisogna essere preparati, conoscere la materia, e a tal proposito, di recente, per evitare di distrarsi dal progettare il nostro futuro, gli organizzatori di un convegno sulla ricostruzione a Modena che ha visto la partecipazione anche di Errani, della Camusso e di Confindustria, hanno impedito l'ingresso alla sala al Comitato Sisma.12, nonostante si richiedesse solo un confronto.
E oggi veniamo a sapere, e per vie traverse, che in Regione hanno deciso di approvare una legge riguardante la ricostruzione entro la fine dell'anno. Di questo processo decisionale non sapevamo nulla né noi né larga parte della base dei partiti che siedono nel Consiglio Regionale, di maggioranza e di opposizione. Un progetto di legge che di fatto riconferma tutte le direttive emanate dal governo sulle linee guida della ricostruzione, dal finanziamento fino all'80% alla riconferma del contributo anziché dell'indennizzo. 
Un progetto di legge che presenta carenze strutturali fin dall'elencazione degli scopi: non pone infatti, tra le finalità, quello di garantire il diritto alla ricostruzione anche per chi non ha soldi e che, anzi, introduce, contro i soggetti più deboli, la possibilità di perdita del contributo e perfino della casa.
 Avevamo auspicato già in molti nostri comunicati che si potesse avviare un processo di ricostruzione partecipato e democratico, aperto alle osservazioni della cittadinanza e declinato rispetto ai bisogni reali della popolazione terremotata. Oggi ci troviamo invece a domandarci a che gioco stanno giocando i partiti e a chiederci se vale ancora, o no, quella elementare norma democratica che vuole i consiglieri regionali investiti di una responsabilità di rappresentanza dei cittadini, e quindi di una certa permeabilità a proposte e miglioramenti, o se invece ormai i consiglieri siano responsabili solo di fronte alle linee guida nazionali dei propri partiti e agli interessi delle banche. Come avremmo fatto, infatti, a organizzarci per progettare e proporre emendamenti alla legge attraverso i canali istituzionali di protesta, senza sapere neppure dell'esistenza della legge in discussione? E visti i tempi di approvazione siamo costretti a fare le corse: a questo ci ha ridotto un processo decisionale del tutto opaco. 
Visto che il problema siamo noi e le nostre case, riteniamo che non abbia nessun senso continuare a vederci come un' ostativa al disegno di ricostruzione: ce ne duole, noi non vorremo importunarli, ma purtroppo c'è capitato di essere terremotati e ,che sfiga, pure Emiliani. Certo sarebbe meglio seguire le loro indicazioni, andare via da qui e o regalare tutto alle banche.
Le banche? Perchè tiriamo in ballo le banche che fanno tanto bene alla politica?
Siamo sempre i soliti guastafeste!!
Il piano per la ricostruzione è chiaro:deve garantire degli utili ma a chi? Guarda caso proprio alle banche, che se mai sarà messo a punto il protocollo di recupero di imposta, presteranno i soldi della cassa recupero e prestiti allo stato a tasso da usura, e alle mafie, visto che sono poche le imprese che hanno i mezzi per ottenere il Soa e che possono permettersi di aspettare anni e anni per avere i lavori pagati, vista la lentezza che si sta dimostrando nel far girare i fondi.
E i terremotati ? Non si spiegano, Errani e Co, come mai abbiamo tutta questa voglia di "disturbali" con le nostre lamentele, mentre loro si occupano di PROGETTARE IL FUTURO DOPO IL TERREMOTO , per le banche alla faccia nostra.
Certo non ci fossero i terremotati sarebbe proprio una grande occasione per l’Emilia! Come dice Errani "Dalla ricostruzione usciremo più forti”, perchè i terremotati costano e tolgono spazio a gas e autostrade, ghiotte occasioni di profitto.
Effettivamente, visto che la deportazione è troppo costosa e ci sono vincolo di bilancio in Costituzione e Fiscal Compact da rispettare, forse è meno oneroso esasperarci prendendoci per FAME?
Perchè se così non fosse, se davvero interessano i terremotati e non il profitto, come mai devono decidere altri sulle nostre teste? Come mai non ci fanno partecipare attivamente alla costruzione della ricostruzione?
Speriamo che, con questo testo, invece di suscitare una levata di scudi, si riesca ad attivare un percorso virtuoso di democrazia attiva, trasparente e partecipata e chiediamo a quei pochi partiti che si sono dichiarati davvero vicini ai bisogni dei terremotati di dare seguito pratico alle dichiarazioni avviando un percorso condiviso con la cittadinanza di modifica del testo di legge sulla ricostruzione e di segnalarci sempre, d'ora in poi, ogni iniziativa legislativa, schierandosi chiaramente contro questa totale esclusione dei terremotati da ogni possibilità di partecipazione.

Le aule decisionali sono luoghi di rappresentanza, non luoghi chiusi di potere!

Comitato sisma.12

INVITIAMO TUTTI A NON MANCARE, IL 18 DICEMBRE, A BOLOGNA, giorno in cui discuteranno la legge

https://www.facebook.com/events/569891193028020/?ref=notif&notif_t=plan_user_invited

giovedì 22 novembre 2012

EMERGENZA POST TERREMOTO L’imponente burocrazia


Nelle prime giornate dopo le scosse della fine di maggio, si proclamò la necessità di procedere speditamente per consentire al più presto il rientro della popolazione nelle case e la ripresa delle attività produttive. Le parole d’ordine furono “burocrazia zero”.
La realtà purtroppo è ben diversa. Imponente è l’elenco della documentazione e delle informazioni che la domanda di contributo deve contenere (art. 4 dell’ordinanza 29 – come modificata dall’ordinanza 72):
  1. Tecnici incaricati della progettazione e direzione lavori;
  2. Impresa incaricata di eseguire i lavori;
  3. Banca prescelta;
  4. Computo metrico estimativo;
  5. Estremi notifica preliminare (protocollo SICO);
  6. Eventuale polizza assicurativa;
  7. Estremi catastali;
  8. Superfici suddivise;
  9. Destinazione d’uso;
  10. Riferimenti all’ordinanza comunale;
  11. Proprietari e quote di proprietà;
  12. Eventuali affittuari ed estremi del contratto di affitto;
  13. N° componenti del nucleo familiare
  14. Presenza di disabili e ultra 65enni;
  15. Perizia asseverata dal tecnico contenente:
    1. Nesso di causalità fra danni ed evento sismico;
    2. Descrizione del danno;
    3. Computo metrico estimativo;
    4. Fotografie;
    5. Progetto degli interventi corredato dalla Modulistica Unificata Regionale;
    6. Valutazione della vulnerabilità dell’edificio.

Al termine dei lavori (art. 8) occorre aggiungere:
  1. Attestazione di regolare esecuzione dei lavori e raggiunta agibilità;
  2. Consuntivo dei lavori con quadro di raffronto fra quantità di progetto e quantità finali;
  3. Rendicontazione delle spese effettivamente sostenute;
  4. Documentazione fotografica degli interventi eseguiti;
  5. DURC;
  6. Eventuale esito positivo del controllo a campione;
  7. Dichiarazione dell’impresa in caso di subappalto;
  8. Dichiarazione dell’impresa di aver saldato i fornitori entro 30 gg.

Da notare che la domanda è resa in forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con la conseguenza che anche eventuali involontarie indicazioni mendaci od errori di compilazione comportano responsabilità di tipo penale.

E’ lungo anche l’elenco delle decadenze che comportano la perdita del contributo:
  1. La domanda deve essere presentata non oltre il 30 marzo 2013 (art. 4, 1° comma);
  2. In caso di carenze nella compilazione, le integrazioni devono essere presentate non oltre 10 giorni1 dalla richiesta del Comune (art. 4, 4° comma);
  3. E’ vietato modificare la destinazione d’uso2 nei 2 anni dal completamento dei lavori (art. 6, 1° comma);
  4. E’ vietato alienare l’immobile ad estranei3 entro i 2 anni dal completamento dei lavori (art. 6, 2° comma);
  5. I lavori debbono essere conclusi entro 8 mesi (art. 7, 1° comma);
  6. 90 giorni dal termine dei lavori per presentare la documentazione a consuntivo (art. 8, 5° comma).

Non è invece prevista alcuna decadenza se al termine dei lavori gli immobili non vengono locati, o ceduti in comodato od utilizzati dal proprietario (art. 6, 4° comma).

Si tratta quindi di un percorso ad ostacoli4 che invece dovrebbe prevedere maggiore tolleranza tenuto conto delle imprevedibili situazioni di disagio vissute dalla popolazione e dalla complessità delle procedure in grado di mettere in difficoltà il tecnico più preparato.

E’ impietoso poi il confronto con l’estrema snellezza burocratica richiesta per gli interventi sulle abitazioni per le quali si può usufruire della detrazione IRPEF 36% (fino a giugno 2013 elevata al 50%): è infatti sufficiente copia della fattura e la ricevuta del bonifico bancario.
Nulla a che vedere con l’enorme quantità d’informazioni richieste per ottenere i contributi per la ricostruzione post sisma. Crediamo sia opportuno, se non snellire l’elenco della documentazione necessaria a corredare la domanda di contributo, quanto meno introdurre maggiori tolleranze, consentendo di integrare o correggere quanto presentato con la necessaria elasticità, anziché con la minaccia di ogni sorta di decadenza.

Le varianti

Anche eventuali varianti in corso d’opera sono suscettibili di generare dubbi che necessitano di chiarimenti.
L’art. 3, 9° comma, ammette eventuali varianti in corso d’opera5: ”fermo restando il limite del contributo concesso”.
Sembra quindi che le varianti comportanti un incremento di spesa rispetto alle previsioni iniziali, non possano beneficiare di maggiori contributi.
Tuttavia questo assunto pare contraddetto dall’art. 8, 1° comma, lett. b), ultima frase della seconda alinea, nella quale si precisa che ilconsuntivo dei lavori […] è comparato con il costo convenzionale di cui all’art. 3, comma 2 ai fini della determinazione finale del contributo che va calcolato sul minore dei due importi.”
L’introduzione del concetto di determinazione finale6 del contributo pare dunque superare la problematica dei molti che hanno segnalato l’inadeguatezza del prezziario regionale rispetto ai prezzi correnti di mercato. Infatti il contributo determinato sul consuntivo dei lavori si basa sui prezzi effettivamente applicati, com’è precisato nella prima frase della medesima alinea. Ci domandiamo se sia l’interpretazione corretta. Un chiarimento pare indispensabile per evitare spiacevoli sorprese che difficilmente si potranno evitare a lavori già avviati.


1 Un termine incomprensibilmente brevissimo a carico del terremotato e del tecnico che lo assiste (il Comune ha invece 60 gg per verificare la documentazione).
2 Un divieto che non tiene conto di situazioni di emergenza che talvolta comportano la necessità di modificare temporaneamente la destinazione d’uso.
3 Un divieto che non tiene conto del comprensibile timori di taluni a rientrare nella propria abitazione e della necessità di alienarla per trasferirsi altrove.
4 Analoghe problematiche si riscontrano nell’ordinanza 51
5 Non è invece previsto, né vietato, cambiare l’impresa esecutrice in corso d’opera (possibilità espressamente ammessa dal 5° comma dell’art. 12 dell’ordinanza 57 sulle attività produttive).
6 Analoga disposizione è riportata nell’ordinanza 51, all’art. 8, 1° comma, lett. c) n° 3.

preparando il corteo del 24: ecco chi abbiamo invitato

Noi li abbiamo invitati ad aderire e partecipare perchè crediamo che i problemi di questa ricostruzione siano comuni a tutti i cittadini e di tutto il territorio, quindi anche delle Associazioni di Categoria, dei Partiti e degli Amministratori Pubblici.
Una vicinanza , anche fisica, ai cittadini del cratere sismico rappresenterebbe un segnale degno di apprezzamento.

Sotto le lettere di invito ai Sindaci del cratere, alle associazioni di categoria, ai partiti e ai sindacati

                                                                      







martedì 13 novembre 2012

ASSEMBLEA PUBBLICA, giovedi 15 novembre ore 20 e 30

Il numero uno del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schultz ha affermato che i governi che stanno speculando sulle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia per innescare un probabile meccanismo di “do ut des” in quel di Bruxelles, dovrebbero vergognarsi.
E, in effetti, il balletto messo in piedi da Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna, in merito ai 670 milioni di finanziamento per la ricostruzione post terremoto, è indegno, e giustamente, in Italia, sono insorti partiti, giornali ed opinione pubblica.
Peccato che la canea conseguente abbia fatto passare totalmente sotto silenzio il fatto che un altro governo (quello insediato a Roma) abbia addirittura posto la fiducia in parlamento per negare alle popolazioni terremotate di poter posticipare il pagamento delle imposte a giugno 2013.
Non viene da chiedersi quale sia comportamento più vergognoso?

PERCHÈ SCENDERE IN PIAZZA, A MIRANDOLA, IL GIORNO 24 NOVEMBRE

Perchè il governo Monti, nella sua ossessione ragionieristica dei “conti a posto”, pretende di gestire l'Italia come fosse un condominio.

Col Decreto - Legge 15 Maggio 2012, n°59 (quello sul riordino della protezione civile) il governo si chiama fuori, d'ora in avanti, dalle conseguenze provocate da una qualunque calamità naturale (terremoti, alluvioni, frane, esondazioni) e ne scarica i costi sui privati cittadini. Questo senza nel contempo prevedere, ad esempio, una adeguata normativa che regolamenti la salvaguardia idrogeologica del territorio.
Questo DL lo stanno sperimentando sulla nostra pelle.
Oggi. In Emilia.
E da esso dipendono, in larga parte, le attuali carenze sulla gestione dell'emergenza post terremoto e deriveranno le difficoltà di tanti per poter ricostruire la propria casa, e la propria vita, in modo decente.
Se tutto questo passerà senza colpo ferire avremo perso un altro pezzetto del nostro essere cittadini (individui con dei diritti oltre che dei doveri) e saremo diventati un po' più servi.
E' importante, quindi, dire chiaramente che noi non ci stiamo ad essere trattati così.
Ed è importante dirlo forte.


NE PARLIAMO ASSIEME GIOVEDI 15 NOV A MIRANDOLA ,
presso CENTRO ANZIANI – VIA MAZZONE 2 – ore 20.30

giovedì 8 novembre 2012

[GIU' LE MANI DALLE NOSTRE CASE! 100% PER LA RICOSTRUZIONE!] scendiamo in strada! Sabato 24 Novembre, Mirandola







































Le rare volte che i mass media parlano dell'Emilia raccontano di una regione in cui i laboriosi emiliani ce l'hanno fatta da sé: scuole avviate, aziende e negozi riaperti, moduli abitativi in arrivo.
Ci piacerebbe fosse così: la realtà è che in Emilia non c'è proprio niente di risolto. 
I tempi “amministrativo/legali” dell'emergenza sono sempre più distanti dalla situazione reale.
Alcune grandi imprese delocalizzano dopo che i loro capannoni sono crollati come castelli di carte, le piccole imprese non riescono a ripartire e mettono in cassa integrazione i lavoratori, 
le scuole, sono partite “puntualmente” il 17 di settembre sotto tensostrutture o in alberghi affittati e pizzerie prestate alla comunità in attesa dei moduli scolastici, per lo più pronti dopo il 20 di ottobre ,i campi della protezione civile chiudono spostando le persone a vivere fino a 80 /90 km dai luoghi dove lavorano o studiano mentre le case sfitte sono poche e in parte in mano a palazzinari che le tengono vuote in attesa in attesa di non si sa cosa (forse della possibilità di rincarare gli affitti?): ecco la realtà emiliana.
I soldi non ci sono, dicono:
 il contributo per la ricostruzione da un 80% virtuale si trasforma in una percentuale prossima tra il 50 e il 60% , cosa che obbliga le famiglie meno abbienti a rassegnarsi ad essere consegnati, se non riescono a mettere la differenza, in mano alle banche, accendendo mutui, oppure, se non hanno le garanzie che richiedono le banche, a rinunciare alla ricostruzione. Nel frattempo si spendono 40 euro al giorno a persona solo per pernottamento e colazione, per mantenere in albergo famiglie senza casa perchè Errani, costretto dalla realtà, ha dovuto rinunciare in ritardo alla sua linea oltranzista anti container: così i moduli abitativi (70.000 euro l'uno: la speculazione è già cominciata e rischia di mangiarci vivi) arriveranno solo fine dicembre o gennaio, forse addirittura a febbraio.
Tutto questo però non impedisce di sprecare 
i soldi per costruire la solita infrastruttura dannosa e costosissima come la Cispadana a cui tra l'altro saranno destinate le macerie del terremoto, fonti preziose di materiale di recupero per abbassare i costi della ricostruzione.NOI NON CI STIAMO! 
A chi vuole trasformare questo terremoto in un' occasione di spopolamento del territorio attraverso leggi e ordinanze che impediscono ai meno abbienti di ricostruire, a chi vuole trasformare questa tragedia in uno strumento di selezione di classe noi rispondiamo che siamo intenzionati a rimboccarci le maniche non solo per lavorare, ma anche per pretendere ciò che ci spetta.

SABATO 24 NOVEMBRE, ORE 15, PIAZZA COSTITUENTE, MIRANDOLA

SCENDIAMO IN STRADA!!


Parlano di noi:
Gazzetta di Modena:
http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/11/09/news/i-cittadini-scendono-in-piazza-a-mirandola-1.5998064

lunedì 5 novembre 2012

EMERGENZA POST TERREMOTO Lo Stato non concede sconti ai terremotati e pretende le tasse sul sisma


Quando si pensa all’insufficienza dei fondi messi a disposizione per il sisma che ha colpito la bassa modenese ed i territori limitrofi, non ci si aspetta che lo Stato con una mano dia e l’altra tolga, né tantomeno che nasconda provvedimenti tesi all’implacabile riscossione delle imposte spacciandoli per agevolazioni. Vediamo in concreto di cosa si tratta.
I danni sono stati stimati in circa 15 miliardi1, mentre le somme messe a disposizione sono appena 10,5 miliardi2, pari ad appena il 70%. E’ evidente a tutti che tali fondi sono insufficienti, eppure non si è pensato a neutralizzare l’effetto dell’IVA, un’imposta che grava sui costi di ristrutturazione e che, pertanto, è destinata a rientrare nelle casse dello Stato. E’ come se i fondi a disposizione fossero stati indirettamente diminuiti.
Se si ipotizza un’aliquota IVA al 10%, tornerà allo Stato una somma di quasi 1 mld e quindi i contributi realmente a disposizione sono 9,5 mld, ossia poco più del 63% dei danni stimati.
Lo strano è che, in piena fase emergenza, anziché proporre un’agevolazione a favore delle popolazioni terremotate, il Governo ipotizzava una defiscalizzazione dell’IVA sulla realizzazione, finanziata da privati, delle infrastrutture di rete per le telecomunicazioni3. Nel merito occorre osservare che la costruzione di tali reti è effettuata da grandi società commerciali che hanno diritto a recuperare l’IVA, come credito d’imposta da detrarre dall’IVA incassata dai clienti che usufruiranno delle infrastrutture da loro realizzate. Conseguentemente l’IVA, per queste società, non è in realtà un costo che rimane a loro carico, ma solo un anticipo che poi recupereranno nel tempo. Non si comprende quindi quale utilità potesse avere tale proposta.
Nulla da eccepire sull’importanza strategica delle reti infrastrutturali, tuttavia è singolare che nell’ordine delle priorità vengano privilegiate rispetto alla ristrutturazione di un bene primario come le abitazioni ed i capannoni danneggiati dal sisma emiliano, veneto e lombardo.
Il Ministro Passera ha poi successivamente corretto il tiro, ventilando la possibilità di introdurre concrete agevolazioni in un suo intervento al Lingotto di Torino4. Ha infatti proposto la defiscalizzazione IRES, IRAP al posto dell’IVA (d’altra parte, come spiegato poc’anzi non c’era affatto necessità della defiscalizzazione di tale imposta che già di norma non è un onere, bensì un credito d’imposta).
Quindi per la costruzione delle reti infrastrutturali si è ipotizzato di detassare, per un certo numero di anni, i proventi dei grandi gruppi industriali, mentre per i terremotati non solo non è stato disposto né l’esonero da IVA (per i quali invece è un onere vero che aumenta il costo di ristrutturazione), né l’istituzione di una zona franca (cosiddetta no tax area), ma addirittura viene chiesto loro di pagare entro il 16 dicembre, tutte le imposte che erano state sospese nei giorni successivi al sisma. Una sorta di regalo di Natale per chi si appresta a trascorre l’inverno fuori casa.
Si tratta veramente di una beffa indegna di un Paese che pretende di essere annoverato fra gli esempi di civiltà.
I consulenti del lavoro hanno puntualmente spiegato che, per effetto di tale decisione, un operaio metalmeccanico di 3° livello, residente nel cratere, con retribuzione lorda di 1.388,24 a seguito delle trattenute Inps correnti ed arretrare e trattenute Irpef arretrate, percepirà un netto di 502,94.
La norma che impone il pagamento entro metà dicembre è contenuta nell’art. 11, 5° e 6° comma, del D.L. 174/2012, che ha un titolo dal sapore di una presa in giro: “Disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012”.
Un provvedimento vergognoso che viene dunque mascherato quale ulteriore agevolazione per le popolazioni terremotate, e col quale si è invece stabilito il pagamento delle imposte sospese ad appena 6 mesi dal sisma.
La presunta ”agevolazione” consiste nella possibilità concessa alle sole imprese (dimenticandosi di concederla anche a privati, agricoltori e liberi professionisti) di ottenere un finanziamento garantito dallo Stato, con quale potranno finanziarsi per pagare le imposte entro la scadenza stabilita. Un prestito che dovranno poi rimborsare in comode rate in appena 24 mesi. Naturalmente chi ometterà il pagamento del mutuo non riceverà una pacca sulla spalla od un’ulteriore dilazione di pagamento, bensì un “cordiale” avviso di Equitalia che notificherà l’iscrizione a ruolo di quanto dovuto, maggiorato dagli immancabili interessi di mora (comma 8 dell’art. 11 del DL 174/2012).
Uno Stato quindi che non si fa alcuno scrupolo nell’esigere le tasse da chi ha subito danni enormi, ha perso la casa od anche il lavoro. Uno Stato che dunque agisce da implacabile esattore infischiandosene delle calamità naturali subite dai cittadini che dovrebbe tutelare ed assistere.
Un trattamento molto diverso da quello riservato al sisma dell’Aquila. Recentemente è stata istituita una zona franca urbana5 per il Comune dell’Aquila (strutturalmente simile alla no tax area) per una durata di 14 anni6 e prima ancora gli Abruzzesi avevano avuto il beneficio della sospensione del pagamento delle imposte per tre anni dal sisma e quando infine è stato loro richiesto il pagamento si è concesso uno sconto del 60%, permettendo loro di pagare il residuo 40% in 10 anni senza interessi.
In altre parole lo Stato utilizza due pesi e due misure: agli emiliani, veneti e lombardi colpiti dal sisma non fa sconti e pretende il pagamento delle imposte in unica soluzione, dimostrandosi davvero insensibile ai gravi disagi subiti da queste popolazioni che, per il momento, non hanno visto un centesimo dei promessi contributi pubblici.
Uno Stato che si preoccupa in realtà solo di esigere le imposte senza fare distinzioni, o meglio facendole, ma in senso peggiorativo.
Come rimediare a tanta iniquità? Occorre quanto meno dimostrare maggiore sensibilità e concedere, senza doverlo implorare, un differimento di quanto dovuto ed istituire una zona franca che consenta alle popolazioni ed alle imprese di beneficiare di una temporanea defiscalizzazione dei proventi per potersi risollevare in un congruo lasso di tempo.
Senza voler estremizzare la questione, ma giusto per sottolineare che lo Stato non può solo pretendere, ma deve soprattutto sostenere i propri cittadini, vale la pena rammentare un estratto della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 4 luglio 1776.
Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà ed il perseguimento della Felicità, che allo scopo di garantire questi diritti, sono istituiti fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati, che ogni qualvolta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è diritto del Popolo modificarlo o abolirlo ed istituire un nuovo governo che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non vadano cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a sopportare gli effetti del malgoverno, finché i mali sono sopportabili, piuttosto che a farsi giustizia abolendo le forme alle quali é abituata. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è suo diritto, è suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani.
Comitato Sisma.12


1 Fonte Il Sole 24Ore del 25/08/12 pag. 20
2 L’art. 11, 7° comma, del DL 174/2012 ha previsto la possibilità per le imprese di ottenere finanziamenti agevolati per 6 miliardi allo scopo di versare entro il 16 dicembre 2012 le imposte sospese dopo il sisma. Non si tratta dunque di un fondo destinato alla ricostruzione, bensì di un prestito che dovrà essere restituito entro 24 mesi. Questo fondo non é quindi incluso nella somma di 10,5 mld.
4 Fonte ASCA 29/09/12
5 D.M. 26/06/2012 in Gazzetta Ufficiale il 1° settembre 2012
6 Art. 6 del DM 26/06/2012. Esenzione da imposte al 100% per i primi 5 anni, del 60% dal sesto al decimo, del 40% dell’undicesimo al dodicesimo, del 20% dal tredicesimo al quattordicesimo.

venerdì 2 novembre 2012

EMERGENZA POST TERREMOTO: vietato vendere e mutare la destinazione d'uso


Nei giorni immediatamente successivi ai terremoti del 20 e 29 maggio, le parole d’ordine del Commissario Errani erano “burocrazia zero”: occorreva fare presto; mettere in sicurezza la popolazione , far ripartire le fabbriche e pensare alla ricostruzione senza lacciuoli e cavilli burocratici.Purtroppo, ben presto, è risultato evidente che si trattava di un proclama destinato ad infrangersi contro le granitiche norme vigenti, derogare le quali sembra sia impresa titanica.Anzitutto occorre osservare che incomprensibilmente in un Paese periodicamente funestato da terremoti, alluvioni ed altre tragedie, non esiste una legge nazionale che regoli gli interventi con chiarezza, facendosi forte dell’esperienza maturata nelle precedenti catastrofi. Ogni volta si riparte da capo, con funzionari che scrivono le norme e le ordinanze da zero, probabilmente traendo ispirazione da quelle emanate in passato che cercano di adattare al caso specifico in una corsa contro il tempo che è spesso foriera di errori, sviste e lacune. In sostanza un complicato pasticcio contro cui i terremotati si trovano a lottare.

Un esempio: la sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari di cui all’art. 1 del decreto del Ministro dell’Economia del 1° giugno 2012, a cui si è aggiunto l’art. 8 del D.L. 74/2012 con la sospensione dei contributi previdenziali ed altri balzelli tributari. In proposito è successo di tutto: associazioni di imprenditori che hanno consigliato di continuare ad operare le ritenute fiscali e previdenziali sulle buste paga, altri che lo hanno fatto solo per i contributi previdenziali e non per le ritenute, altri ancora che non hanno trattenuto nulla, l’INPS che in una nota ha affermato che v’era l’obbligo di versamento salvo poi correggere il tiro qualche ora dopo, idem l’Agenzia delle Entrate con un comunicato stampa del 16 agosto 2012, per arrivare poi a richiedere comunque il versamento delle ritenute, costringendo i datori di lavoro, che non le avevano applicate, a trattenerle in unica soluzione, svuotando la busta paga di settembre, per infine chiarire, all’ultimo momento, che la trattenuta non avrebbe dovuto eccedere il quinto dello stipendio.
In sostanza un caos burocratico che ancora spiega i suoi nefasti effetti, con la conseguenza che sarà necessario predisporre la solita sanatoria per tutti quelli che inevitabilmente, nella confusione più totale, hanno violato senza saperlo una serie di adempimenti tributari e previdenziali.
Purtroppo non è finita. Passata l’emergenza delle fasi più acute, quando la terra tremava con violenza, è venuto il momento dell’emergenza ricostruzione ed è necessario fare lo sforzo di rimuovere alcuni lacciuoli che sono umilianti e cozzano col buon senso. Esaminiamone alcuni.

La qualificazione SOA

Per gli interventi di maggiore entità1 è richiesto che l’impresa esecutrice dei lavori abbia la qualificazione SOA, che è normalmente necessaria per poter conseguire appalti pubblici. Tale requisito dovrebbe aver lo scopo di garantire che l’impresa esecutrice abbia la capacità economico-finanziaria di portare a termine i lavori ed anche che non sia emanazione di organizzazioni mafiose. Nella realtà tale qualificazione non rende indenne l’impresa dal fallimento in corso d’opera, né garantisce l’assenza di infiltrazioni, tant’è che proprio in questi giorni la Procura della Repubblica di Modena ha inquisito aziende che hanno ottenuto appalti da un comune modenese, le quali si difendono affermando di avere i certificati antimafia in regola2. Ovviamente i fatti sono ancora da accertare, ma l’esempio pare significativo di come la certificazione in realtà non costituisca una solida barriera contro i tentacoli della malavita.
Al di là quindi delle blande garanzie offerte da tale attestazione, il problema vero è la drastica restrizione della concorrenza fra imprese abilitate ad effettuare i lavori su 14.000 edifici inagibili e circa 11.000 parzialmente inagibili3. Pare infatti che in provincia di Modena solo 500 imprese edili su 11.000 ne siano in possesso ed in tutta l’Emilia Romagna siano solo 2.910 su oltre 78.000 imprese edili4.
Sotto un certo profilo è comprensibile lo scrupolo di chi, nel predisporre le ordinanza della regione Emilia Romagna, ha ritenuto opportuno preoccuparsi di evitare che i soldi pubblici finiscano in mano ad aziende suscettibili di infiltrazioni mafiose, tuttavia si tratta di un requisito umiliante per le piccole imprese artigiani locali che non potranno eseguire i lavori più importanti, se non tramite forme di aggregazione consortili o associazioni temporanee d’impresa. Umiliante in quanto ritenute non idonee ad effettuare i lavori più rilevanti unicamente perché non hanno un pezzo di carta richiesto solo nell’ambito degli appalti pubblici.
E’ del pari umiliante per il terremotato, perché evidentemente non lo si ritiene in grado di scegliersi autonomamente un’azienda in grado di riparare a regola d’arte l’abitazione dove dovrà dormire.
Pare però che anche il Governo abbia ritenuto tale prescrizione superflua introducendo5 all’art. 3 del DL 74/2012 il comma 1-bis il quale afferma che i contratti stipulati dai privati beneficiari di contributi non sono ricompresi nei contratti di cui al codice degli appalti pubblici. Resta ferma, ed è sacrosanto, l’esigenza di assicurare la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. In altre parole sembra di capire che si richieda alle aziende esecutrici esclusivamente il requisito di essere inseriti nella lista bianca (cosiddetta “white list”) delle imprese che hanno superato i controlli antimafia. Ci auguriamo che sia così.
Perde il contributo chi non ristruttura
I contributi sono concessi solo per la ristrutturazione. Non è previsto alcun indennizzo per chi non ha la possibilità di sobbarcarsi quella parte di costo non coperta dal contributo statale. Il problema si presenta con particolare gravità per le grandi case di campagna, costruite agli inizi del secolo scorso per ospitare famiglie contadine numerose ed ora utilizzate da nuclei familiari composti da due o tre persone. In questi casi la ristrutturazione rischia di risultare pressoché insostenibile, perché occorre ristrutturare superfici enormi, mentre il contributo statale si dimezza oltre i 120 mq e si riduce ad un quarto oltre i 200 mq. In questi casi l’onere a carico del terremotato può superare il 50%. A meno che non si consenta di abbattere l’edificio e ricostruirlo in dimensioni più ridotte, questi soggetti si troveranno quindi nell’assurda condizione di dover abbandonare l’immobile al suo destino senza aver la possibilità di usufruire di una somma che possa permettere loro di acquistare un altro edificio, o almeno l’opportunità di estinguere il mutuo che eventualmente avessero contratto per l’acquisto dell’immobile terremotato.
L’intento della Regione di favorire la ricostruzione evitando lo spopolamento di città e campagne è certamente lodevole, tuttavia è del pari necessario mettere chiunque in condizione di poter avere i mezzi finanziari coi quali ricostruire la propria abitazione o l’immobile utilizzato per esigenze lavorative.
Così purtroppo non sarà, per effetto dei limiti posti all’entità dei contributi che coprono fino all’80% della spesa, ma che spesso risulteranno di gran lunga inferiori a tale soglia.
E’ dunque necessario un intervento dello Stato che consenta di ristabilire l’equità, affinché chiunque sia stato colpito da questa tragedia possa ricostruire abitazioni ed edifici produttivi. Per ottenere questo risultato è indispensabile che il contributo copra l’intero costo di ristrutturazione così com’è stato in tutti gli eventi catastrofici accaduti nel passato.


Vietato vendere nei due anni dalla ricostruzione

E’ invece del tutto incomprensibile il divieto di vendere6 l’abitazione prima della data di ultimazione dei lavori e nei due anni successivi alla ristrutturazione (art. 6, 2° comma delle ordinanze 29 e 51). Chi lo fa decade dal diritto al contributo che dovrà restituire maggiorato degli interessi.
Probabilmente l’intento di questa disposizione è quello di impedire speculazioni edilizie da parte di chi ristrutturerà l’immobile per lucrare nella rivendita. Occorre però domandarsi chi potrà mai arricchirsi con un’operazione di questo tipo. Il valore degli edifici nella zona colpita dal sisma è precipitato, il contributo effettivo non raggiungerà lo sbandierato 80% costringendo molte famiglie a doversi procurare autonomamente la somma che mancherà per completare la ristrutturazione. In un contesto simile è abbastanza difficile poter immaginare che qualcuno possa speculare. Sarebbe invece doveroso consentire a chi ha paura di tornare nella propria abitazione, e desidera cambiare casa, poterlo fare trasferendo ad un temerario acquirente la possibilità di effettuare l’intervento di riparazione con l’ausilio del contributo statale. In questo modo si permetterà anche a chi non ha la possibilità di sostenere l’onere che rimarrà a suo carico, di vendere l’edificio (ammesso si trovi qualcuno disposto a comprarlo), recuperando almeno il valore residuo da poter utilizzare per ricominciare una vita altrove.
In merito all’assurdità di tale divieto occorre evidenziare che analoga disposizione non è stata prevista per gli immobili destinanti alle attività produttive, i cui proprietari hanno quindi la possibilità di vendere l’edificio, permettendo all’acquirente di beneficiare del contributo pubblico (l’art. 22 dell’ordinanza 57 non contempla infatti la vendita fra le cause di decadenza del contributo).


Vietato mutare la destinazione d’uso degli edifici.
Vi è purtroppo un’altra prescrizione comprensibile in un contesto ordinario, che risulta poco ragionevole durante la gestione dell’emergenza: il divieto di mutare la destinazione d’uso nei due anni successivi alla fine dei lavori.
Preliminarmente occorre osservare che si tratta di una disposizione comune a tutte e tre le ordinanze (art. 6, 1° comma della 29 e della 51 e art. 19 della 57) finora pubblicate per la ristrutturazione degli edifici privati. Si tratta però di un divieto come detto poco ragionevole perché la popolazione colpita dal terremoto si arrangia come può. C’è chi non ha voluto abbandonare la propria casa, nonostante la dichiarazione di inagibilità, perché ha timore che qualche sciacallo lo derubi di ciò che gli resta; c’è chi lavora sotto una tensostruttura anche quando piove e probabilmente quando nevicherà; c’è chi ha spostato i propri uffici in un fienile miracolosamente rimasto in piedi e c’è anche chi ha trasferito l’abitazione in un ufficio. Tutti quelli che hanno potuto, con grande spirito di adattamento, hanno cercato di risolvere il problema da sé, senza attendere che qualcun altro provvedesse per loro.
E’ evidente che in una situazione straordinaria occorre derogare alle norme che si impongono quando la vita sociale segue un corso normale. E’ ovvio che la gente, accampata alla meglio, si aspetta dalle Autorità la massima tolleranza, che non significa far finta di niente o non voler vedere, bensì equivale ad adottare misure che consentano di derogare temporaneamente alle norme in considerazione dello scenario emergenziale.
Il che vuol dire che occorre accettare che temporaneamente un edificio sia adibito ad un uso differente da quello previsto dalle norme urbanistiche, cosicché chi ha insediato gli uffici in un fienile non debba sentirsi anche un abusivo in casa propria.
Comitato Sisma.12

1 Nel caso delle E0 (le cosiddette E leggere: ossia uno stato di inagibilità grave, ma non tale da richiedere  l’abbattimento dell’edificio) di cui all’ordinanza 51 del 5/10/2012 la qualificazione SOA è prevista per i lavori superiori ad euro 258.000 (art. 4, 7° comma)
2 fonte il Resto del Carlino del 24/10/2012, Cronaca di Modena, pag. 5
3 Fonte Il Sole24Ore del 25/08/12 pag. 20
4 Fonte Il Sole 24Ore del 1/9/12 pag. 17.
5 con l’art. 11 del DL 174/2012.
6 È consentita la vendita a parenti ed affini entro il 4° grado.


domenica 28 ottobre 2012

il Comitato Sisma.12 al No Monti Day


Video dell'intervento dal palco del Comitato Sisma.12





Volantino distribuito durante il Corteo
http://sismapuntododici.blogspot.it/p/volantino.html


Video dello spezzone del Comitato Sisma.12

Galleria fotografica

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Due articoli (click sulle immagini per allargare l'immagine)















estratto da Il sole 24 ore:

Manifestano anche i terremotati dell'Emilia Romagna
In piazza anche i terremotati dell'Emilia Romagna. Alcuni cittadini del Comitato Sisma.12 hanno sfilato al corteo del No Monti Day. Tra i cartelli esposti, «L'Emilia è ancora scossa, diamoci una mossa!», «Emilia sMontiamo le tende e il governo», «Siamo uomini o limoni? Ci avete già spremuto abbastanza».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-27/roma-blindata-monti-rischio-132758.shtml?uuid=Abuo9OxG