Giovedì 7 febbraio
Confidiamo che l'incontro avuto ieri con gli assessori regionali Muzzarelli e Gazzolo, coadiuvati da alcuni tecnici della Struttura Commissariale, segni concretamente il punto di partenza di una nuova fase della ricostruzione del territorio emiliano provato dalle scosse del 20 e 29 maggio 2012: quella del coinvolgimento della popolazione, come parte attiva del processo decisionale, attraverso un tavolo di confronto che vada ad affrontare le criticità emerse in questi 8 mesi.
L'incontro ha evidenziato una ovvia distanza delle parti rispetto al giudizio sull'attuale impianto normativo nel suo complesso, ma anche la novità della disponibilità della Regione a voler “guardarci dentro “ insieme.
Nei primi giorni della prossima settimana, per dare concretezza a questo nuovo spirito collaborativo, presenteremo un primo gruppo delle problematiche che riteniamo debbano essere affrontate, con anche una proposta di calendarizzazione.
Stesso clima collaborativo abbiamo riscontrato nel pomeriggio, a Medolla, in un ulteriore confronto con altri tecnici della struttura commissariale e, in rappresentanza dell'Unione dei Comuni Area Nord, i Sindaci di Medolla, Camposanto e San Felice.
Comitato SISMA.12
ricostruire la Bassa dal basso
Visualizzazione post con etichetta ricostruzione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricostruzione. Mostra tutti i post
domenica 10 febbraio 2013
domenica 27 gennaio 2013
REPORT dell'assemblea dei terremotati di sisma.12 del 26 Gennaio a Medolla
Medolla
26 Gennaio assemblea dei terremotati di sisma.12
Undicesima assemblea del comitato, la prima dopo l’annuncio di Errani che il governo ci aveva riconosciuto il 100%,cioè la copertura integrale dei costi di ricostruzione e non più l’odioso 80%partorito nelle ordinaze del commissario.
L’assemblea ha evidenziato che:
1-l’emendamendo passato al senato e poi alla camera non è altro che una dichiarazione di intendi,quindi nulla di definito e tangibile
2-ad oggi le uniche ordinanze in vigore sono quelle che ci riconoscono solo l’80% rimane quindi l’ostativa del 20%.della serie chi non ha il 20% in anticipo non può accedere al contributo
3-le nuove ordinanze promesse pubblicamente da Errani non sono ancora uscite
4-i termini entro cui presentare la richiesta del contributo non sono congrui
5- le banche ancora non accettono richieste di contributo in quando sembra non ci siano ancora garanzie dallo stato.Quindi ancora niente soldi(Errani prima di Natale ci ha garantito:il 10 gennaio saranno disponibili i soldi)promesse del presidente ancora disattese dalla realtà.
L’assemblea
ha deciso per votazione unanime di inviare una lettera aperta la commissario e alla stampa dove chiediamo che entro 10gg ci sia una ordinanza che rimuova la dicitura80% e la sostituisca con INTEGRALMENTE che significa 100%.
L’assemblea Ha inoltra indetto una manifestazione dei terremotati a Bologna una settimana prima delle elezioni,Manifestazione che ha lo scopo di riportare i bisogni dei terremotati all’attenzione del paese e del commissario Errani. E qualora la lettera aperta non abbia stimolato il commissario porteremmo le richieste di cui sopra personalmente in Regione.
Comitato Sisma.12
Etichette:
100%,
errani,
ricostruzione,
sisma.12
COMUNICATO STAMPA: sul 100%
Apprendiamo con soddisfazione, e sorpresa, la notizia del voto in Senato che porta al 100% il rimborso dei costi di ricostruzione per le prime case danneggiate dal sisma.
Soddisfazione perchè vediamo confermato che non siamo fuori dalla realtà, come qualcuno ha sostenuto nei mesi passati quando rivendicavamo il 100% come primo passo verso una ricostruzione efficace. Sorpresa in quanto quelli che, in questi mesi, hanno teorizzato l’80% come traguardo massimo ottenibile, ora affermino che per ricostruire serve il 100%, contraddicendo tutti i proclami fatti che parlavano di una ricostruzione veloce, di una macchina operativa perfetta e di risorse certe e sufficienti.
Certo il primo pensiero è che siamo in campagna elettorale, momento in cui, a caccia di voti, si fanno promesse di ogni tipo.
Per cui riteniamo che questo iter parlamentare debba essere concretizzato al più presto (con anche il passaggio alla Camera prima del termine della legislatura) in modo da dissipare tutti i dubbi derivanti da mesi di promesse non mantenute e dichiarazioni d’intenti cadute nel vuoto.
Il voto del Senato rappresenta comunque una svolta concettuale importante; rimane irrisolto il problema della insufficienza dei fondi a disposizione e, a questo punto, la incongruenza con molte delle ordinanze regionali, impostate sul sistema del rimborso all'80% .Quindi la battaglia non è ancora finita, dobbiamo ancora fare un ultimo sforzo per concretizzare le richieste fatte in questi mesi (quando eravamo gli unici a parlare di 100%) e far sì che la ricostruzione possa effettivamente partire.
DOMANI ALLE 16.30 AL PALAZZETTO IN OCCASIONE DELLA VISITA DI MONTI A MIRANDOLA E POI IL 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE IN REGIONE
Comitato SISMA.12 - Ricostruire la Bassa dal basso
Soddisfazione perchè vediamo confermato che non siamo fuori dalla realtà, come qualcuno ha sostenuto nei mesi passati quando rivendicavamo il 100% come primo passo verso una ricostruzione efficace. Sorpresa in quanto quelli che, in questi mesi, hanno teorizzato l’80% come traguardo massimo ottenibile, ora affermino che per ricostruire serve il 100%, contraddicendo tutti i proclami fatti che parlavano di una ricostruzione veloce, di una macchina operativa perfetta e di risorse certe e sufficienti.
Certo il primo pensiero è che siamo in campagna elettorale, momento in cui, a caccia di voti, si fanno promesse di ogni tipo.
Per cui riteniamo che questo iter parlamentare debba essere concretizzato al più presto (con anche il passaggio alla Camera prima del termine della legislatura) in modo da dissipare tutti i dubbi derivanti da mesi di promesse non mantenute e dichiarazioni d’intenti cadute nel vuoto.
Il voto del Senato rappresenta comunque una svolta concettuale importante; rimane irrisolto il problema della insufficienza dei fondi a disposizione e, a questo punto, la incongruenza con molte delle ordinanze regionali, impostate sul sistema del rimborso all'80% .Quindi la battaglia non è ancora finita, dobbiamo ancora fare un ultimo sforzo per concretizzare le richieste fatte in questi mesi (quando eravamo gli unici a parlare di 100%) e far sì che la ricostruzione possa effettivamente partire.
DOMANI ALLE 16.30 AL PALAZZETTO IN OCCASIONE DELLA VISITA DI MONTI A MIRANDOLA E POI IL 15 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE IN REGIONE
Comitato SISMA.12 - Ricostruire la Bassa dal basso
Etichette:
100%,
monti,
ricostruzione,
sisma.12,
terremoto
giovedì 17 gennaio 2013
domenica 6 gennaio 2013
Dopo il corteo del 24 Novembre, finalmente anche i sindaci ricordano ad Errani che non va tutto bene!
Il
fronte Errani perde pezzi. Sono lontani i tempi in cui Errani
affermava, riscuotendo un discreto successo, che l'aver ottenuto una
contribuzione FINO all'80% per la ricostruzione degli edifici
danneggiati dal terremoto, era una grande vittoria.
Il fronte perde pezzi forse perchè i Sindaci, più a contatto coi cittadini che con le segreterie regionali e nazionali di Pd e Pdl e poco interessati a difendere senza se e senza ma l'operato del governo Monti, si sono resi conto che i Comuni sono impossibilitati a fare fronte sia all'emergenza di dare un tetto nel breve periodo a chi non ha più una casa, ma soprattutto a ricostruire, strangolati dal patto di stabilità e dai tagli e di fronte alla necessità di fare fronte alle numerosissime famiglie che quel 20% di differenza non possono assolutamente permetterselo.
La pomposa e trionfante propaganda di Errani si sta dimostrando sempre di più, anche grazie ad opera di Sindaci e cittadini che hanno deciso di squarciare il velo di falsità, faziosità e mistificazione , una gigantesca costruzione mediatica.
Il sindaco di Finale Emilia concludeva così, poco tempo fa, un potentissimo comunicato stampa:
“La svolta deve essere epocale o noi non saremo più in grado di tenere, non potremo più essere rappresentanti di un Stato che non si accorge di queste cose, di uno Stato che costringe noi sindaci a dover scendere in piazza e minacciare di togliersi quella fascia tricolore che tanto amiamo e che rappresenta la nostra comunità. Una comunità che ha solo bisogno di risposte semplici, precise e spesso logiche. Non di regali ne di elemosina” dopo aver affermato che il Comune di Finale, chiede, anzi URLA al Governo di ridurre il livello delle tasse dopo aver preso atto della difficoltà dei Comuni di erogare servizi.
Poco dopo gli ha fatto eco il sindaco di Bondeno e poi il sindaco di Novi con uscite pubbliche e interviste tutte dello stesso tono.
Il fronte perde pezzi forse perchè i Sindaci, più a contatto coi cittadini che con le segreterie regionali e nazionali di Pd e Pdl e poco interessati a difendere senza se e senza ma l'operato del governo Monti, si sono resi conto che i Comuni sono impossibilitati a fare fronte sia all'emergenza di dare un tetto nel breve periodo a chi non ha più una casa, ma soprattutto a ricostruire, strangolati dal patto di stabilità e dai tagli e di fronte alla necessità di fare fronte alle numerosissime famiglie che quel 20% di differenza non possono assolutamente permetterselo.
La pomposa e trionfante propaganda di Errani si sta dimostrando sempre di più, anche grazie ad opera di Sindaci e cittadini che hanno deciso di squarciare il velo di falsità, faziosità e mistificazione , una gigantesca costruzione mediatica.
Il sindaco di Finale Emilia concludeva così, poco tempo fa, un potentissimo comunicato stampa:
“La svolta deve essere epocale o noi non saremo più in grado di tenere, non potremo più essere rappresentanti di un Stato che non si accorge di queste cose, di uno Stato che costringe noi sindaci a dover scendere in piazza e minacciare di togliersi quella fascia tricolore che tanto amiamo e che rappresenta la nostra comunità. Una comunità che ha solo bisogno di risposte semplici, precise e spesso logiche. Non di regali ne di elemosina” dopo aver affermato che il Comune di Finale, chiede, anzi URLA al Governo di ridurre il livello delle tasse dopo aver preso atto della difficoltà dei Comuni di erogare servizi.
Poco dopo gli ha fatto eco il sindaco di Bondeno e poi il sindaco di Novi con uscite pubbliche e interviste tutte dello stesso tono.
I Sindaci hanno sicuramente esitato, ma non hanno potuto e non potranno
ignorare le 1200 persone scese in piazza in 24 Novembre a Mirandola
per chiedere il 100% per la ricostruzione e un processo decisionale
trasparente e veramente partecipativo,né tantomeno il crescente
livello di malcontento che si sta diffondendo. Forse tutto questo
poteva essere evitato, a noi e ora ai Sindaci, se si fosse deciso fin
da subito di collaborare direttamente coi cittadini, di ascoltarli,
di ragionare e avviare insieme un piano di ricostruzione declinato in
base alle reali esigenze della popolazione e non a quelle delle
banche o di qualche speculatore e neppure in base al “buon senso”
di qualche burocrate che non ha idea di quali siano i problemi reali.
Il “noi l'avevamo detto” fin dall'inizio è antipatico sicuramente, ma qui ci sta tutto, anche se non ci interessa prenderci il merito di nulla, ma che si avvii semplicemente un serio, trasparente, partecipato processo di ricostruzione che garantisca A TUTTI, come dice la nostra Costituzione, un tetto sulla testa. Ci piace pensare che i nostri primi cittadini siano in buona fede e non che stiano semplicemente avviando la campagna elettorale e ci piace immaginarci un fronte compatto di cittadini e sindaci che va a battere alla porta di Errani e del Parlamento per ricordare loro che, in teoria, devono rappresentare noi e i nostri problemi e non le banche e gli speculatori. Noi ci stiamo già muovendo da tempo, ora i Sindaci, dai comunicati, passino ai fatti. La regione ha preso un chiaro impegno con noi: ricordiamo loro, compatti e determinati, che nemmeno un terremotato deve rimanere senza casa.
Il “noi l'avevamo detto” fin dall'inizio è antipatico sicuramente, ma qui ci sta tutto, anche se non ci interessa prenderci il merito di nulla, ma che si avvii semplicemente un serio, trasparente, partecipato processo di ricostruzione che garantisca A TUTTI, come dice la nostra Costituzione, un tetto sulla testa. Ci piace pensare che i nostri primi cittadini siano in buona fede e non che stiano semplicemente avviando la campagna elettorale e ci piace immaginarci un fronte compatto di cittadini e sindaci che va a battere alla porta di Errani e del Parlamento per ricordare loro che, in teoria, devono rappresentare noi e i nostri problemi e non le banche e gli speculatori. Noi ci stiamo già muovendo da tempo, ora i Sindaci, dai comunicati, passino ai fatti. La regione ha preso un chiaro impegno con noi: ricordiamo loro, compatti e determinati, che nemmeno un terremotato deve rimanere senza casa.
venerdì 14 dicembre 2012
Pretendiamo un processo decisionale trasparente e partecipato!!
Eh già, per progettare il nostro futuro bisogna essere preparati, conoscere la materia, e a tal proposito, di recente, per evitare di distrarsi dal progettare il nostro futuro, gli organizzatori di un convegno sulla ricostruzione a Modena che ha visto la partecipazione anche di Errani, della Camusso e di Confindustria, hanno impedito l'ingresso alla sala al Comitato Sisma.12, nonostante si richiedesse solo un confronto.
E oggi veniamo a sapere, e per vie traverse, che in Regione hanno deciso di approvare una legge riguardante la ricostruzione entro la fine dell'anno. Di questo processo decisionale non sapevamo nulla né noi né larga parte della base dei partiti che siedono nel Consiglio Regionale, di maggioranza e di opposizione. Un progetto di legge che di fatto riconferma tutte le direttive emanate dal governo sulle linee guida della ricostruzione, dal finanziamento fino all'80% alla riconferma del contributo anziché dell'indennizzo. Un progetto di legge che presenta carenze strutturali fin dall'elencazione degli scopi: non pone infatti, tra le finalità, quello di garantire il diritto alla ricostruzione anche per chi non ha soldi e che, anzi, introduce, contro i soggetti più deboli, la possibilità di perdita del contributo e perfino della casa.
Avevamo auspicato già in molti nostri
comunicati che si potesse avviare un processo di ricostruzione
partecipato e democratico, aperto alle osservazioni della
cittadinanza e declinato rispetto ai bisogni reali della popolazione
terremotata. Oggi ci troviamo invece a domandarci a che gioco stanno
giocando i partiti e a chiederci se vale ancora, o no, quella
elementare norma democratica che vuole i consiglieri regionali
investiti di una responsabilità di rappresentanza dei cittadini, e
quindi di una certa permeabilità a proposte e miglioramenti, o se
invece ormai i consiglieri siano responsabili solo di fronte alle
linee guida nazionali dei propri partiti e agli interessi delle
banche. Come avremmo fatto, infatti, a organizzarci per progettare e
proporre emendamenti alla legge attraverso i canali istituzionali di
protesta, senza sapere neppure dell'esistenza della legge in
discussione? E visti i tempi di approvazione siamo costretti a fare
le corse: a questo ci ha ridotto un processo decisionale del tutto
opaco.
Visto
che il problema siamo noi e le nostre case, riteniamo che non abbia
nessun senso continuare a vederci come un' ostativa al disegno di
ricostruzione: ce ne duole, noi non vorremo importunarli, ma
purtroppo c'è capitato di essere terremotati e ,che sfiga, pure
Emiliani. Certo sarebbe meglio seguire le loro indicazioni, andare
via da qui e o regalare tutto alle banche.Le banche? Perchè tiriamo in ballo le banche che fanno tanto bene alla politica?
Siamo sempre i soliti guastafeste!!
Il piano per la ricostruzione è chiaro:deve garantire degli utili ma a chi? Guarda caso proprio alle banche, che se mai sarà messo a punto il protocollo di recupero di imposta, presteranno i soldi della cassa recupero e prestiti allo stato a tasso da usura, e alle mafie, visto che sono poche le imprese che hanno i mezzi per ottenere il Soa e che possono permettersi di aspettare anni e anni per avere i lavori pagati, vista la lentezza che si sta dimostrando nel far girare i fondi.
E i terremotati ? Non si spiegano, Errani e Co, come mai abbiamo tutta questa voglia di "disturbali" con le nostre lamentele, mentre loro si occupano di PROGETTARE IL FUTURO DOPO IL TERREMOTO , per le banche alla faccia nostra.
Certo non ci fossero i terremotati sarebbe proprio una grande occasione per l’Emilia! Come dice Errani "Dalla ricostruzione usciremo più forti”, perchè i terremotati costano e tolgono spazio a gas e autostrade, ghiotte occasioni di profitto.
Effettivamente, visto che la deportazione è troppo costosa e ci sono vincolo di bilancio in Costituzione e Fiscal Compact da rispettare, forse è meno oneroso esasperarci prendendoci per FAME?
Perchè se così non fosse, se davvero interessano i terremotati e non il profitto, come mai devono decidere altri sulle nostre teste? Come mai non ci fanno partecipare attivamente alla costruzione della ricostruzione?
Speriamo che, con questo testo, invece di suscitare una levata di scudi, si riesca ad attivare un percorso virtuoso di democrazia attiva, trasparente e partecipata e chiediamo a quei pochi partiti che si sono dichiarati davvero vicini ai bisogni dei terremotati di dare seguito pratico alle dichiarazioni avviando un percorso condiviso con la cittadinanza di modifica del testo di legge sulla ricostruzione e di segnalarci sempre, d'ora in poi, ogni iniziativa legislativa, schierandosi chiaramente contro questa totale esclusione dei terremotati da ogni possibilità di partecipazione.
Le aule decisionali sono luoghi di rappresentanza, non luoghi chiusi di potere!
Comitato sisma.12
INVITIAMO TUTTI A NON MANCARE, IL 18 DICEMBRE, A BOLOGNA, giorno in cui discuteranno la legge
https://www.facebook.com/events/569891193028020/?ref=notif¬if_t=plan_user_invited
mercoledì 5 dicembre 2012
giovedì 22 novembre 2012
EMERGENZA POST TERREMOTO L’imponente burocrazia
Nelle prime giornate dopo le scosse della fine di
maggio, si proclamò la necessità di procedere speditamente per
consentire al più presto il rientro della popolazione nelle case e
la ripresa delle attività produttive. Le parole d’ordine furono
“burocrazia zero”.
La realtà purtroppo è ben diversa. Imponente è
l’elenco della documentazione e delle informazioni che la domanda
di contributo deve contenere (art. 4 dell’ordinanza 29 – come
modificata dall’ordinanza 72):
- Tecnici incaricati della progettazione e direzione lavori;
- Impresa incaricata di eseguire i lavori;
- Banca prescelta;
- Computo metrico estimativo;
- Estremi notifica preliminare (protocollo SICO);
- Eventuale polizza assicurativa;
- Estremi catastali;
- Superfici suddivise;
- Destinazione d’uso;
- Riferimenti all’ordinanza comunale;
- Proprietari e quote di proprietà;
- Eventuali affittuari ed estremi del contratto di affitto;
- N° componenti del nucleo familiare
- Presenza di disabili e ultra 65enni;
- Perizia asseverata dal tecnico contenente:
- Nesso di causalità fra danni ed evento sismico;
- Descrizione del danno;
- Computo metrico estimativo;
- Fotografie;
- Progetto degli interventi corredato dalla Modulistica Unificata Regionale;
- Valutazione della vulnerabilità dell’edificio.
Al termine dei lavori (art. 8) occorre aggiungere:
- Attestazione di regolare esecuzione dei lavori e raggiunta agibilità;
- Consuntivo dei lavori con quadro di raffronto fra quantità di progetto e quantità finali;
- Rendicontazione delle spese effettivamente sostenute;
- Documentazione fotografica degli interventi eseguiti;
- DURC;
- Eventuale esito positivo del controllo a campione;
- Dichiarazione dell’impresa in caso di subappalto;
- Dichiarazione dell’impresa di aver saldato i fornitori entro 30 gg.
Da
notare che la domanda è resa in forma di dichiarazione sostitutiva
di atto notorio, con la conseguenza che anche eventuali involontarie
indicazioni mendaci od errori di compilazione comportano
responsabilità di tipo penale.
E’
lungo anche l’elenco delle decadenze che comportano la perdita del
contributo:
- La domanda deve essere presentata non oltre il 30 marzo 2013 (art. 4, 1° comma);
- In caso di carenze nella compilazione, le integrazioni devono essere presentate non oltre 10 giorni1 dalla richiesta del Comune (art. 4, 4° comma);
- E’ vietato modificare la destinazione d’uso2 nei 2 anni dal completamento dei lavori (art. 6, 1° comma);
- E’ vietato alienare l’immobile ad estranei3 entro i 2 anni dal completamento dei lavori (art. 6, 2° comma);
- I lavori debbono essere conclusi entro 8 mesi (art. 7, 1° comma);
- 90 giorni dal termine dei lavori per presentare la documentazione a consuntivo (art. 8, 5° comma).
Non
è invece prevista alcuna decadenza se al termine dei lavori gli
immobili non vengono locati, o ceduti in comodato od utilizzati dal
proprietario (art. 6, 4° comma).
Si tratta quindi di un percorso ad ostacoli4
che invece dovrebbe prevedere maggiore tolleranza tenuto conto delle
imprevedibili situazioni di disagio vissute dalla popolazione e dalla
complessità delle procedure in grado di mettere in difficoltà il
tecnico più preparato.
E’ impietoso poi il confronto con l’estrema
snellezza burocratica richiesta per gli interventi sulle abitazioni
per le quali si può usufruire della detrazione IRPEF 36% (fino a
giugno 2013 elevata al 50%): è infatti sufficiente copia della
fattura e la ricevuta del bonifico bancario.
Nulla a che vedere con l’enorme quantità
d’informazioni richieste per ottenere i contributi per la
ricostruzione post sisma. Crediamo sia opportuno, se non snellire
l’elenco della documentazione necessaria a corredare la domanda di
contributo, quanto meno introdurre maggiori tolleranze, consentendo
di integrare o correggere quanto presentato con la necessaria
elasticità, anziché con la minaccia di ogni sorta di decadenza.
Le varianti
Anche
eventuali varianti in corso d’opera sono suscettibili di generare
dubbi che necessitano di chiarimenti.
L’art.
3, 9° comma, ammette eventuali varianti in corso d’opera5:
”fermo restando il limite del
contributo concesso”.
Sembra
quindi che le varianti comportanti un incremento di spesa rispetto
alle previsioni iniziali, non possano beneficiare di maggiori
contributi.
Tuttavia
questo assunto pare contraddetto dall’art. 8, 1° comma, lett. b),
ultima frase della seconda alinea, nella quale si precisa che il
“consuntivo dei lavori […] è comparato
con il costo convenzionale di cui all’art. 3, comma 2 ai fini della
determinazione finale
del contributo che va calcolato sul minore dei due importi.”
L’introduzione del concetto di determinazione
finale6
del contributo pare dunque superare la problematica dei molti che
hanno segnalato l’inadeguatezza del prezziario regionale rispetto
ai prezzi correnti di mercato. Infatti il contributo determinato sul
consuntivo dei lavori si basa sui prezzi effettivamente applicati,
com’è precisato nella prima frase della medesima alinea. Ci
domandiamo se sia l’interpretazione corretta. Un chiarimento pare
indispensabile per evitare spiacevoli sorprese che difficilmente si
potranno evitare a lavori già avviati.
1
Un termine incomprensibilmente brevissimo a carico del terremotato e
del tecnico che lo assiste (il Comune ha invece 60 gg per verificare
la documentazione).
2
Un divieto che non tiene conto di situazioni di emergenza che
talvolta comportano la necessità di modificare temporaneamente la
destinazione d’uso.
3
Un divieto che non tiene conto del comprensibile timori di taluni a
rientrare nella propria abitazione e della necessità di alienarla
per trasferirsi altrove.
4
Analoghe problematiche si riscontrano nell’ordinanza 51
5
Non è invece previsto, né vietato, cambiare l’impresa esecutrice
in corso d’opera (possibilità espressamente ammessa dal 5° comma
dell’art. 12 dell’ordinanza 57 sulle attività produttive).
6
Analoga disposizione è riportata nell’ordinanza 51, all’art. 8,
1° comma, lett. c) n° 3.
preparando il corteo del 24: ecco chi abbiamo invitato
Noi li abbiamo invitati ad aderire e partecipare perchè crediamo che i problemi di questa ricostruzione siano comuni a tutti i cittadini e di tutto il territorio, quindi anche delle Associazioni di Categoria, dei Partiti e degli Amministratori Pubblici.
Una vicinanza , anche fisica, ai cittadini del cratere sismico rappresenterebbe un segnale degno di apprezzamento.
Sotto le lettere di invito ai Sindaci del cratere, alle associazioni di categoria, ai partiti e ai sindacati

Una vicinanza , anche fisica, ai cittadini del cratere sismico rappresenterebbe un segnale degno di apprezzamento.
Sotto le lettere di invito ai Sindaci del cratere, alle associazioni di categoria, ai partiti e ai sindacati

venerdì 16 novembre 2012
martedì 13 novembre 2012
ASSEMBLEA PUBBLICA, giovedi 15 novembre ore 20 e 30
Il numero uno del Parlamento Europeo, il tedesco Martin Schultz ha affermato che i governi che stanno speculando sulle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia per innescare un probabile meccanismo di “do ut des” in quel di Bruxelles, dovrebbero vergognarsi.
E, in effetti, il balletto messo in piedi da Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna, in merito ai 670 milioni di finanziamento per la ricostruzione post terremoto, è indegno, e giustamente, in Italia, sono insorti partiti, giornali ed opinione pubblica.
Peccato che la canea conseguente abbia fatto passare totalmente sotto silenzio il fatto che un altro governo (quello insediato a Roma) abbia addirittura posto la fiducia in parlamento per negare alle popolazioni terremotate di poter posticipare il pagamento delle imposte a giugno 2013.
Non viene da chiedersi quale sia comportamento più vergognoso?
E, in effetti, il balletto messo in piedi da Germania, Olanda, Finlandia, Svezia e Gran Bretagna, in merito ai 670 milioni di finanziamento per la ricostruzione post terremoto, è indegno, e giustamente, in Italia, sono insorti partiti, giornali ed opinione pubblica.
Peccato che la canea conseguente abbia fatto passare totalmente sotto silenzio il fatto che un altro governo (quello insediato a Roma) abbia addirittura posto la fiducia in parlamento per negare alle popolazioni terremotate di poter posticipare il pagamento delle imposte a giugno 2013.
Non viene da chiedersi quale sia comportamento più vergognoso?
PERCHÈ SCENDERE IN PIAZZA, A MIRANDOLA, IL GIORNO 24 NOVEMBRE
Perchè il governo Monti, nella sua ossessione ragionieristica dei “conti a posto”, pretende di gestire l'Italia come fosse un condominio.
Col Decreto - Legge 15 Maggio 2012, n°59 (quello sul riordino della protezione civile) il governo si chiama fuori, d'ora in avanti, dalle conseguenze provocate da una qualunque calamità naturale (terremoti, alluvioni, frane, esondazioni) e ne scarica i costi sui privati cittadini. Questo senza nel contempo prevedere, ad esempio, una adeguata normativa che regolamenti la salvaguardia idrogeologica del territorio.
Questo DL lo stanno sperimentando sulla nostra pelle.
Oggi. In Emilia.
E da esso dipendono, in larga parte, le attuali carenze sulla gestione dell'emergenza post terremoto e deriveranno le difficoltà di tanti per poter ricostruire la propria casa, e la propria vita, in modo decente.
Se tutto questo passerà senza colpo ferire avremo perso un altro pezzetto del nostro essere cittadini (individui con dei diritti oltre che dei doveri) e saremo diventati un po' più servi.
E' importante, quindi, dire chiaramente che noi non ci stiamo ad essere trattati così.
Ed è importante dirlo forte.
NE PARLIAMO ASSIEME GIOVEDI 15 NOV A MIRANDOLA ,
presso CENTRO ANZIANI – VIA MAZZONE 2 – ore 20.30
presso CENTRO ANZIANI – VIA MAZZONE 2 – ore 20.30
lunedì 12 novembre 2012
EMERGENZA POST TERREMOTO: come (non) ottenere i contributi per la ricostruzione
Pubblichiamo l'intervista rilasciata dal Commercialista Bergonzini sulla questione dei contributi per la ricostruzione. Ringraziamo il Comitato Popolare Mirandolese per il video.
intervista rilasciata il 25/10
intervista rilasciata il 25/10
Rimandiamo anche a questo nostro post:
http://sismapuntododici.blogspot.it/2012/10/emergenza-terremoto-contributi-in.html
http://sismapuntododici.blogspot.it/2012/10/emergenza-terremoto-contributi-in.html
giovedì 8 novembre 2012
[GIU' LE MANI DALLE NOSTRE CASE! 100% PER LA RICOSTRUZIONE!] scendiamo in strada! Sabato 24 Novembre, Mirandola
Le rare volte che i mass media parlano dell'Emilia raccontano di una regione in cui i laboriosi emiliani ce l'hanno fatta da sé: scuole avviate, aziende e negozi riaperti, moduli abitativi in arrivo.
Ci piacerebbe fosse così: la realtà è che in Emilia non c'è proprio niente di risolto. I tempi “amministrativo/legali” dell'emergenza sono sempre più distanti dalla situazione reale.
Alcune grandi imprese delocalizzano dopo che i loro capannoni sono crollati come castelli di carte, le piccole imprese non riescono a ripartire e mettono in cassa integrazione i lavoratori, le scuole, sono partite “puntualmente” il 17 di settembre sotto tensostrutture o in alberghi affittati e pizzerie prestate alla comunità in attesa dei moduli scolastici, per lo più pronti dopo il 20 di ottobre ,i campi della protezione civile chiudono spostando le persone a vivere fino a 80 /90 km dai luoghi dove lavorano o studiano mentre le case sfitte sono poche e in parte in mano a palazzinari che le tengono vuote in attesa in attesa di non si sa cosa (forse della possibilità di rincarare gli affitti?): ecco la realtà emiliana.
I soldi non ci sono, dicono: il contributo per la ricostruzione da un 80% virtuale si trasforma in una percentuale prossima tra il 50 e il 60% , cosa che obbliga le famiglie meno abbienti a rassegnarsi ad essere consegnati, se non riescono a mettere la differenza, in mano alle banche, accendendo mutui, oppure, se non hanno le garanzie che richiedono le banche, a rinunciare alla ricostruzione. Nel frattempo si spendono 40 euro al giorno a persona solo per pernottamento e colazione, per mantenere in albergo famiglie senza casa perchè Errani, costretto dalla realtà, ha dovuto rinunciare in ritardo alla sua linea oltranzista anti container: così i moduli abitativi (70.000 euro l'uno: la speculazione è già cominciata e rischia di mangiarci vivi) arriveranno solo fine dicembre o gennaio, forse addirittura a febbraio.
Tutto questo però non impedisce di sprecare i soldi per costruire la solita infrastruttura dannosa e costosissima come la Cispadana a cui tra l'altro saranno destinate le macerie del terremoto, fonti preziose di materiale di recupero per abbassare i costi della ricostruzione.NOI NON CI STIAMO!
A chi vuole trasformare questo terremoto in un' occasione di spopolamento del territorio attraverso leggi e ordinanze che impediscono ai meno abbienti di ricostruire, a chi vuole trasformare questa tragedia in uno strumento di selezione di classe noi rispondiamo che siamo intenzionati a rimboccarci le maniche non solo per lavorare, ma anche per pretendere ciò che ci spetta.
SABATO 24 NOVEMBRE, ORE 15, PIAZZA COSTITUENTE, MIRANDOLA
SCENDIAMO IN STRADA!!
Parlano di noi:
Gazzetta di Modena:
http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/11/09/news/i-cittadini-scendono-in-piazza-a-mirandola-1.5998064
Gazzetta di Modena:
http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/11/09/news/i-cittadini-scendono-in-piazza-a-mirandola-1.5998064
venerdì 2 novembre 2012
EMERGENZA POST TERREMOTO: vietato vendere e mutare la destinazione d'uso
Nei giorni immediatamente successivi ai terremoti del 20 e 29 maggio, le parole d’ordine del Commissario Errani erano “burocrazia zero”: occorreva fare presto; mettere in sicurezza la popolazione , far ripartire le fabbriche e pensare alla ricostruzione senza lacciuoli e cavilli burocratici.Purtroppo, ben presto, è risultato evidente che si trattava di un proclama destinato ad infrangersi contro le granitiche norme vigenti, derogare le quali sembra sia impresa titanica.Anzitutto occorre osservare che incomprensibilmente in un Paese periodicamente funestato da terremoti, alluvioni ed altre tragedie, non esiste una legge nazionale che regoli gli interventi con chiarezza, facendosi forte dell’esperienza maturata nelle precedenti catastrofi. Ogni volta si riparte da capo, con funzionari che scrivono le norme e le ordinanze da zero, probabilmente traendo ispirazione da quelle emanate in passato che cercano di adattare al caso specifico in una corsa contro il tempo che è spesso foriera di errori, sviste e lacune. In sostanza un complicato pasticcio contro cui i terremotati si trovano a lottare.
Un esempio: la sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari di cui all’art. 1 del decreto del Ministro dell’Economia del 1° giugno 2012, a cui si è aggiunto l’art. 8 del D.L. 74/2012 con la sospensione dei contributi previdenziali ed altri balzelli tributari. In proposito è successo di tutto: associazioni di imprenditori che hanno consigliato di continuare ad operare le ritenute fiscali e previdenziali sulle buste paga, altri che lo hanno fatto solo per i contributi previdenziali e non per le ritenute, altri ancora che non hanno trattenuto nulla, l’INPS che in una nota ha affermato che v’era l’obbligo di versamento salvo poi correggere il tiro qualche ora dopo, idem l’Agenzia delle Entrate con un comunicato stampa del 16 agosto 2012, per arrivare poi a richiedere comunque il versamento delle ritenute, costringendo i datori di lavoro, che non le avevano applicate, a trattenerle in unica soluzione, svuotando la busta paga di settembre, per infine chiarire, all’ultimo momento, che la trattenuta non avrebbe dovuto eccedere il quinto dello stipendio.
In sostanza un caos burocratico che ancora spiega i suoi nefasti effetti, con la conseguenza che sarà necessario predisporre la solita sanatoria per tutti quelli che inevitabilmente, nella confusione più totale, hanno violato senza saperlo una serie di adempimenti tributari e previdenziali.
Purtroppo non è finita. Passata l’emergenza delle fasi più acute, quando la terra tremava con violenza, è venuto il momento dell’emergenza ricostruzione ed è necessario fare lo sforzo di rimuovere alcuni lacciuoli che sono umilianti e cozzano col buon senso. Esaminiamone alcuni.
La qualificazione SOA
Per gli interventi di maggiore entità1 è richiesto che l’impresa esecutrice dei lavori abbia la qualificazione SOA, che è normalmente necessaria per poter conseguire appalti pubblici. Tale requisito dovrebbe aver lo scopo di garantire che l’impresa esecutrice abbia la capacità economico-finanziaria di portare a termine i lavori ed anche che non sia emanazione di organizzazioni mafiose. Nella realtà tale qualificazione non rende indenne l’impresa dal fallimento in corso d’opera, né garantisce l’assenza di infiltrazioni, tant’è che proprio in questi giorni la Procura della Repubblica di Modena ha inquisito aziende che hanno ottenuto appalti da un comune modenese, le quali si difendono affermando di avere i certificati antimafia in regola2. Ovviamente i fatti sono ancora da accertare, ma l’esempio pare significativo di come la certificazione in realtà non costituisca una solida barriera contro i tentacoli della malavita.
Al di là quindi delle blande garanzie offerte da tale attestazione, il problema vero è la drastica restrizione della concorrenza fra imprese abilitate ad effettuare i lavori su 14.000 edifici inagibili e circa 11.000 parzialmente inagibili3. Pare infatti che in provincia di Modena solo 500 imprese edili su 11.000 ne siano in possesso ed in tutta l’Emilia Romagna siano solo 2.910 su oltre 78.000 imprese edili4.
Sotto un certo profilo è comprensibile lo scrupolo di chi, nel predisporre le ordinanza della regione Emilia Romagna, ha ritenuto opportuno preoccuparsi di evitare che i soldi pubblici finiscano in mano ad aziende suscettibili di infiltrazioni mafiose, tuttavia si tratta di un requisito umiliante per le piccole imprese artigiani locali che non potranno eseguire i lavori più importanti, se non tramite forme di aggregazione consortili o associazioni temporanee d’impresa. Umiliante in quanto ritenute non idonee ad effettuare i lavori più rilevanti unicamente perché non hanno un pezzo di carta richiesto solo nell’ambito degli appalti pubblici.
E’ del pari umiliante per il terremotato, perché evidentemente non lo si ritiene in grado di scegliersi autonomamente un’azienda in grado di riparare a regola d’arte l’abitazione dove dovrà dormire.
Pare però che anche il Governo abbia ritenuto tale prescrizione superflua introducendo5 all’art. 3 del DL 74/2012 il comma 1-bis il quale afferma che i contratti stipulati dai privati beneficiari di contributi non sono ricompresi nei contratti di cui al codice degli appalti pubblici. Resta ferma, ed è sacrosanto, l’esigenza di assicurare la trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. In altre parole sembra di capire che si richieda alle aziende esecutrici esclusivamente il requisito di essere inseriti nella lista bianca (cosiddetta “white list”) delle imprese che hanno superato i controlli antimafia. Ci auguriamo che sia così.
Perde il contributo chi non ristruttura
I contributi sono concessi solo per la ristrutturazione. Non è previsto alcun indennizzo per chi non ha la possibilità di sobbarcarsi quella parte di costo non coperta dal contributo statale. Il problema si presenta con particolare gravità per le grandi case di campagna, costruite agli inizi del secolo scorso per ospitare famiglie contadine numerose ed ora utilizzate da nuclei familiari composti da due o tre persone. In questi casi la ristrutturazione rischia di risultare pressoché insostenibile, perché occorre ristrutturare superfici enormi, mentre il contributo statale si dimezza oltre i 120 mq e si riduce ad un quarto oltre i 200 mq. In questi casi l’onere a carico del terremotato può superare il 50%. A meno che non si consenta di abbattere l’edificio e ricostruirlo in dimensioni più ridotte, questi soggetti si troveranno quindi nell’assurda condizione di dover abbandonare l’immobile al suo destino senza aver la possibilità di usufruire di una somma che possa permettere loro di acquistare un altro edificio, o almeno l’opportunità di estinguere il mutuo che eventualmente avessero contratto per l’acquisto dell’immobile terremotato.
L’intento della Regione di favorire la ricostruzione evitando lo spopolamento di città e campagne è certamente lodevole, tuttavia è del pari necessario mettere chiunque in condizione di poter avere i mezzi finanziari coi quali ricostruire la propria abitazione o l’immobile utilizzato per esigenze lavorative.
Così purtroppo non sarà, per effetto dei limiti posti all’entità dei contributi che coprono fino all’80% della spesa, ma che spesso risulteranno di gran lunga inferiori a tale soglia.
E’ dunque necessario un intervento dello Stato che consenta di ristabilire l’equità, affinché chiunque sia stato colpito da questa tragedia possa ricostruire abitazioni ed edifici produttivi. Per ottenere questo risultato è indispensabile che il contributo copra l’intero costo di ristrutturazione così com’è stato in tutti gli eventi catastrofici accaduti nel passato.
Vietato vendere nei due anni dalla ricostruzione
E’ invece del tutto incomprensibile il divieto di vendere6 l’abitazione prima della data di ultimazione dei lavori e nei due anni successivi alla ristrutturazione (art. 6, 2° comma delle ordinanze 29 e 51). Chi lo fa decade dal diritto al contributo che dovrà restituire maggiorato degli interessi.
Probabilmente l’intento di questa disposizione è quello di impedire speculazioni edilizie da parte di chi ristrutturerà l’immobile per lucrare nella rivendita. Occorre però domandarsi chi potrà mai arricchirsi con un’operazione di questo tipo. Il valore degli edifici nella zona colpita dal sisma è precipitato, il contributo effettivo non raggiungerà lo sbandierato 80% costringendo molte famiglie a doversi procurare autonomamente la somma che mancherà per completare la ristrutturazione. In un contesto simile è abbastanza difficile poter immaginare che qualcuno possa speculare. Sarebbe invece doveroso consentire a chi ha paura di tornare nella propria abitazione, e desidera cambiare casa, poterlo fare trasferendo ad un temerario acquirente la possibilità di effettuare l’intervento di riparazione con l’ausilio del contributo statale. In questo modo si permetterà anche a chi non ha la possibilità di sostenere l’onere che rimarrà a suo carico, di vendere l’edificio (ammesso si trovi qualcuno disposto a comprarlo), recuperando almeno il valore residuo da poter utilizzare per ricominciare una vita altrove.
In merito all’assurdità di tale divieto occorre evidenziare che analoga disposizione non è stata prevista per gli immobili destinanti alle attività produttive, i cui proprietari hanno quindi la possibilità di vendere l’edificio, permettendo all’acquirente di beneficiare del contributo pubblico (l’art. 22 dell’ordinanza 57 non contempla infatti la vendita fra le cause di decadenza del contributo).
Vietato mutare la destinazione d’uso degli edifici.
Vi è purtroppo un’altra prescrizione comprensibile in un contesto ordinario, che risulta poco ragionevole durante la gestione dell’emergenza: il divieto di mutare la destinazione d’uso nei due anni successivi alla fine dei lavori.
Preliminarmente occorre osservare che si tratta di una disposizione comune a tutte e tre le ordinanze (art. 6, 1° comma della 29 e della 51 e art. 19 della 57) finora pubblicate per la ristrutturazione degli edifici privati. Si tratta però di un divieto come detto poco ragionevole perché la popolazione colpita dal terremoto si arrangia come può. C’è chi non ha voluto abbandonare la propria casa, nonostante la dichiarazione di inagibilità, perché ha timore che qualche sciacallo lo derubi di ciò che gli resta; c’è chi lavora sotto una tensostruttura anche quando piove e probabilmente quando nevicherà; c’è chi ha spostato i propri uffici in un fienile miracolosamente rimasto in piedi e c’è anche chi ha trasferito l’abitazione in un ufficio. Tutti quelli che hanno potuto, con grande spirito di adattamento, hanno cercato di risolvere il problema da sé, senza attendere che qualcun altro provvedesse per loro.
E’ evidente che in una situazione straordinaria occorre derogare alle norme che si impongono quando la vita sociale segue un corso normale. E’ ovvio che la gente, accampata alla meglio, si aspetta dalle Autorità la massima tolleranza, che non significa far finta di niente o non voler vedere, bensì equivale ad adottare misure che consentano di derogare temporaneamente alle norme in considerazione dello scenario emergenziale.
Il che vuol dire che occorre accettare che temporaneamente un edificio sia adibito ad un uso differente da quello previsto dalle norme urbanistiche, cosicché chi ha insediato gli uffici in un fienile non debba sentirsi anche un abusivo in casa propria.
Comitato Sisma.12
1 Nel caso delle E0 (le cosiddette E leggere: ossia uno stato di inagibilità grave, ma non tale da richiedere l’abbattimento dell’edificio) di cui all’ordinanza 51 del 5/10/2012 la qualificazione SOA è prevista per i lavori superiori ad euro 258.000 (art. 4, 7° comma)
2 fonte il Resto del Carlino del 24/10/2012, Cronaca di Modena, pag. 5
3 Fonte Il Sole24Ore del 25/08/12 pag. 20
4 Fonte Il Sole 24Ore del 1/9/12 pag. 17.
5 con l’art. 11 del DL 174/2012.
6 È consentita la vendita a parenti ed affini entro il 4° grado.
mercoledì 3 ottobre 2012
La bufala dell'ordinanza n°29
Pubblichiamo il testo di una lettera inviata al Commissario Errani dai tenici dell'impresa Origami Costruzioni Vicenza, alla quale non è ovviamente seguita una risposta.
Spiega infatti in maniera chiara perchè l'ordinanza numero 29 è del tutto inadatta ad una zona rurale come l'Emilia.
Oggetto: Richiesta modifica e valutazione contributo ai sensi dell’OCD n. 29 del 28/08/2012 del presidente Errani in qualità di Commissario delegato: “Criteri e modalità di assegnazione di contributi per la riparazione e il ripristino immediato di edifici ed unità immobiliari ad uso abitativo danneggiati dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 e temporaneamente e parzialmente inagibili “
L’ordinanza in oggetto n. 29/2012 prevede per gli edifici con esito “B” e “C” da parte delle squadre AEDES un contributo massimo nella misura dell’80% del costo di riparazione danni e rafforzamento locale e comunque fino ad un tetto massimo parametrico di Euro 370.00 al mq .
Tale contributo è cosi nell’ordinanza n. 29/2012 scaglionato
• Euro 370.00 al mq fino a 120mq ad UI (unitità immobiliare)
• Euro 200,00 al mq da 120 fino a 20 mq ad UI (unità immobiliare)
• Euro 100.00 oltre ai 200mq
Quanto previsto è probabilmente ottimale per gli edifici in condominio composti da piu’ unità immobiliari ma il territorio dell’Emilia Romagna è caratterizzata da un rilevante numero di abitazioni rurali fortemente danneggiate e di rilevante superficie, generalmente non esistono abitazioni residenziali in campagna di una superficie minore di 400/500 mq.
Di conseguenza se fosse stato un condomino di 400/500mq ci sarebbero state circa 5/6 unità immobiliari mentre in campagna ci sono solo una unità residenziale con un contributo massimo notevolmente differente:
• condominio di 500.00mq di 6 appartamenti (contributo massimo 80%) Euro 185.000,00
• abitazione rurale di 500.00 mq di 1 appartamento (contributo massimo 80% Euro 90.000,00
Per quanto detto lo stesso fabbricato a parità di superfice potrà beneficiale di un contributo notevolmente diffferente, mente i lavori da eseguire saranno sicuramente uguali sennon superiori (viste le caratteristiche strutturali dei fabbricati rurali che richiedono lavori rilevanti alle strutture verticali ed agli orizzonamenti di piano);
Per quanto detto si chiede una modifica e/o un analisi attenti della situazione di cui sopra al fine di consentire l’attuazione di opere di messa in sicurezza effettive ed omogenee su tutto il patrimonio immobiliare della Regione Emilia Romangna danneggiato dal sisma del 20.05.2012 e 29.05.2012;
Certi di un vostro interessamento distinti salut
Spiega infatti in maniera chiara perchè l'ordinanza numero 29 è del tutto inadatta ad una zona rurale come l'Emilia.
Oggetto: Richiesta modifica e valutazione contributo ai sensi dell’OCD n. 29 del 28/08/2012 del presidente Errani in qualità di Commissario delegato: “Criteri e modalità di assegnazione di contributi per la riparazione e il ripristino immediato di edifici ed unità immobiliari ad uso abitativo danneggiati dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 e temporaneamente e parzialmente inagibili “
L’ordinanza in oggetto n. 29/2012 prevede per gli edifici con esito “B” e “C” da parte delle squadre AEDES un contributo massimo nella misura dell’80% del costo di riparazione danni e rafforzamento locale e comunque fino ad un tetto massimo parametrico di Euro 370.00 al mq .
Tale contributo è cosi nell’ordinanza n. 29/2012 scaglionato
• Euro 370.00 al mq fino a 120mq ad UI (unitità immobiliare)
• Euro 200,00 al mq da 120 fino a 20 mq ad UI (unità immobiliare)
• Euro 100.00 oltre ai 200mq
Quanto previsto è probabilmente ottimale per gli edifici in condominio composti da piu’ unità immobiliari ma il territorio dell’Emilia Romagna è caratterizzata da un rilevante numero di abitazioni rurali fortemente danneggiate e di rilevante superficie, generalmente non esistono abitazioni residenziali in campagna di una superficie minore di 400/500 mq.
Di conseguenza se fosse stato un condomino di 400/500mq ci sarebbero state circa 5/6 unità immobiliari mentre in campagna ci sono solo una unità residenziale con un contributo massimo notevolmente differente:
• condominio di 500.00mq di 6 appartamenti (contributo massimo 80%) Euro 185.000,00
• abitazione rurale di 500.00 mq di 1 appartamento (contributo massimo 80% Euro 90.000,00
Per quanto detto lo stesso fabbricato a parità di superfice potrà beneficiale di un contributo notevolmente diffferente, mente i lavori da eseguire saranno sicuramente uguali sennon superiori (viste le caratteristiche strutturali dei fabbricati rurali che richiedono lavori rilevanti alle strutture verticali ed agli orizzonamenti di piano);
Per quanto detto si chiede una modifica e/o un analisi attenti della situazione di cui sopra al fine di consentire l’attuazione di opere di messa in sicurezza effettive ed omogenee su tutto il patrimonio immobiliare della Regione Emilia Romangna danneggiato dal sisma del 20.05.2012 e 29.05.2012;
Certi di un vostro interessamento distinti salut
Iscriviti a:
Post (Atom)











